Sep29

Manco a Wonderland…

Sarebbe anche buffo, se non fosse che io qua ci devo vivere. Cazzo.

Chiamate l’ambulanza

Messaggio riepilogativo a reti unificate. L’opposizione non deve opporsi, infatti per fortuna non lo fa. I giornalisti non devono farmi domande, a parte quelle che suggerisco io. I fotografi non devono fotografarmi, tranne i miei. I sindacati non devono sindacare. I magistrati non devono indagare sulle stragi di mafia, cioè su di me, perchè quella è roba vecchia. E Mangano era un eroe, infatti non ha fatto il mio nome nè quello di Marcello. I giudici non devono interpretare nè contestare le leggi e, se la Costituzione glielo consente, è sbagliata la Costituzione. La Corte costituzionale non si deve permettere di giudicare incostituzionali le mie leggi incostituzionali; chi si crede di essere: la Corte costituzionale? Il Capo dello Stato deve firmare quello che gli mando io e basta, come del resto ha sempre fatto. I tribunali devono condannare tutti gli immigrati a prescindere e assolvere tutti i miei amici a prescindere. Io posso denunciare gli altri, ma gli altri non possono denunciare me. I portavoce della Commissione europea non devono portare la voce della Commissione europea, se no usciamo dall’Europa. I parlamentari non devono votare perchè mi fanno perdere tempo: bastano e avanzano i capigruppo. L’Onu non deve fare l’Onu, altrimenti usciamo pure dall’Onu. La Chiesa non deve impicciarsi nei diritti umani degli immigrati e di Dino Boffo, ma solo nelle faccende di sua competenza: scuola privata, Ici, fecondazione assistita, testamento biologico. Il Papa deve dare la comunione ai divorziati, o almeno a uno: io. Gli italiani devono sposarsi in chiesa e avere una sola famiglia, eccetto me e le mie famiglie. Michelle Obama deve baciarmi e all’occorrenza lasciarsi dare una palpatina. Mia moglie non deve chiedere il divorzio da me, io invece posso chiederlo da lei. Fini non deve avere delle idee e, se gliene vengono, se le tenga per sè. I pubblicitari non devono fare pubblicità ai giornali che non sono miei e alle tv che non sono mie (fra l’altro, pochissime). La Rai deve controllarla il governo, quando al governo ci sono io, quando invece sto all’opposozione, il controllo spetta alla Vigilanza, cioè all’opposizione, cioè sempre a me. Santoro e la Gabanelli non devono raccontare cose vere, se no è giornalismo e si mette in cattiva luce Vespa. I miei giornali invitano gli elettori di centrodestra a non pagare il canone della Rai, così lo stipendio a Minzolini, Mazza, Orfeo, Liofredi, Masi, Vespa e agli altri amici lo pagano gli elettori della sinistra. La crisi finanziaria non esiste, è un’illusione ottica delle gazzette della sinistra: basta non parlarne e sparisce. I contribuenti devono smetterla di lamentarsi per le tasse troppo alte: gli faccio un condono all’anno, possibile che capiscano? I registi non devono fare film non prodotti da me, altrimenti non sono capolavori, ma culturame. Gli insegnanti non devono insegnare. Le escort non devono farsi pagare, altrimenti addio gioia della conquista. I tenori degli enti lirici devono andare a lavorare nei campi, fannulloni che non sono altro. il Carnevale di Viareggio non deve fare carri allegorici su di me, casomai su Mao, Stalin, Pol Pot e Di Pietro. Non ho nulla a che vedere con il Giornale di Feltri, ma mi dissocio dal Giornale di Feltri. Kakà e Leonardo mi remano contro. Fini è un nano. Sono alto un metro e settantuno e nessuno deve permettersi di essere più alto di me, il che fra l’altro è impossibile. Sono il miglior Presidente del Consiglio dai tempi di Mario e Silla: me l’ha detto l’amico Alcide De Gasperi, che mi è stato presentato l’altro giorno da Don Sturzo in conference call con Luigi Einaudi.
(Lo portano via)

di Marco Travaglio. da “Il Fatto Quotidiano” n°6

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Sep25

Sei una merda

Circa 10 anni fa, imbottigliato sulla tangenziale di Modena tra centinaia di fan di Vasco appena usciti da un suo concerto, esponevo fiero il cartello “Vasco mi fa cagare / non sono qui per il concerto” vergato a pennarone sul primo foglio capitatomi a tiro attirando sorrisi divertiti o insulti gratuiti a seconda dell’intelligenza dell’autista accanto.

Posso dire senza tema di smentita che il mio sentimento nei suoi confronti è immutato.

VASCO, SEI UNA MERDA!

Sep21

La libertà

Ipoveri erano così affamati che presero la loro fame, la misero in bottiglia e
andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano mangiato
tutto dal caviale ripieno all’ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano
conoscere anche il sapore della fame dei miseri. Per un po’ quei poveri tirarono
avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima. Allora imbottigliarono la
loro sete e la vendettero ai ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello
al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.
Ancora un po’ i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella
povertà. Allora imbottigliarono la loro rabbia e vendettero ai ricchi anche quella.
I ricchi che si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po’ di rodimento di
culo, ma la rabbia vera non l’avevano mai provata. Così se la comprarono dai
poveri che ce n’avevano tanta. I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche
il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore. Imbottigliarono la commozione e
l’insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.
Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini
d’annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei
braccianti che occupavano le terre del Meridione. Tra gli spumanti e gli champagne
trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l’orgoglio dell’aristocrazia
operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s’era guadagnata i
diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c’era il disgusto dei precari e dei
senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del
Messico col passamontagna. Dopo qualche generazione i poveri s’erano venduti
tutto. Erano diventati così tanto poveri che presero la loro povertà, la misero in
bottiglia e se la vendettero ai ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere
anche la miseria dei miseri. Quando i poveri restarono senza niente si
armarono. E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzione
non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza. Marciarono verso
il palazzo. Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e
rimasero zitti. Perché erano armati, ma non avevano più né rabbia né fame, né
orgoglio né sete, né disgusto né determinazione. E senza cultura e coscienza di
classe non si fa la rivoluzione.Così il podestà scese in cantina, tornò con una
bottiglia e la riconsegnò al popolo. C’era imbottigliata la libertà che avevano conquistato
i loro nonni, ma che i padri s’erano già venduta da un pezzo. Potevano
farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera. La stapparono , ma non
riuscirono a farci niente. Perché la libertà da sola non serve.
Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta.
La consegnò al popolo. E da quel momento i poveri furono liberi.
Liberi di succhiare mentine.

I poveri erano così affamati che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all’ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.

Per un po’ quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima.

Allora imbottigliarono la loro sete e la vendettero ai ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.

Ancora un po’ i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà.

Allora imbottigliarono la loro rabbia e vendettero ai ricchi anche quella.

I ricchi che si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po’ di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l’avevano mai provata.  Così se la comprarono dai poveri che ce n’avevano tanta. I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore. Imbottigliarono la commozione e l’insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.

Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d’annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione. Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l’orgoglio dell’aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s’era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c’era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.

Dopo qualche generazione i poveri s’erano venduti tutto. Erano diventati così tanto poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e se la vendettero ai ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.

Quando i poveri restarono senza niente si armarono. E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzionenon è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza. Marciarono verso il palazzo. Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché erano armati, ma non avevano più né rabbia né fame, né orgoglio né sete, né disgusto né determinazione.

E senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.

Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C’era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s’erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera. La stapparono , ma non riuscirono a farci niente. Perché la libertà da sola non serve.

Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta.

La consegnò al popolo. E da quel momento i poveri furono liberi.

Liberi di succhiare mentine.

Ascanio Celestini

Sep15

Road House (1989)

Solo per me IL film di Patrick è questo?
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Un laureando in filosofia si diverte a fare il buttafuori in un locale notturno malfamato, il “Double Deuce”. A un certo punto però il lavoro diventa sempre più pericoloso per via degli scagnozzi di un boss malavitoso. Alla morte di un suo amico il buttafuori-laureando porrà fine con un sanguinoso scontro alle prodezze del boss.

e sottolineo sanguinoso

Si ricordano le memorabili:

* Pain don’t hurt.
* Give me the biggest guy in the world, you smash his knee and he’ll drop like stone.

Sep13

Troublemaker

E’ bello quando ci si sente adolescenti a 30 anni?

si / no / non so

cmq in questi giorni va così

I’m a troublemaker
Never been a faker
Doin’ things my own way
And never givin’ up.
I’m a troublemaker
Not a doubletaker
I don’t have the patience to keep it on the up.

o se preferite così:

What if I say I’m not like the others?
What if I say I’m not just another one of your plays?
You’re the pretender
What if I say I will never surrender?


…Peter Pan mi fa una pippa.

Sep11

Indiani Padani – altro che Rats

Io ho trovato piuttosto valida la tesi “Feltri picchiatore di Berlusconi”.

Per le ragioni presentate in svariati blog (che non ti linko, se ti interessa te li cerchi da solo, bello mio)

Ma anche perchè di certa gente peggio penso e meglio mi sento.

Solo che ora ho un dubbio:

pubblicando a tutta pagina questa foto della Lega:

lega

il Giuornale inizia il martellamento anche ai Padani?

Perchè questa è una foto che potrei trovare su Facebook, un gruppo tipo: “quelli che …. dio solo sa cos’han preso. Resoconti fotografici dei party più etilico/imbarazzanti della vostra vita“.

Tranne il simpatico attrezzo a forma umana là dietro, con le dita per aria.

Che troverei solo su The Club

nota: il braccio attaccato all’ampolla è a sua volta attaccato a Calderoli. che mica poteva mancare. Manca invece Borghezio. Si vede che era impegnato al falò)

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Sep08

Rischiatutto!

mike-bongiornoHE LOST.

(’bout time)

September, 2009