premio “io amo la pubblicità” 2009
a pari merito con
per l’elganza
…lo so è da malati…
…lo so dovrei guardare più cinema e meno pubblicità (perchè io quella guardo non i programmi)
ma prima o poi tutti inizieranno a fare liste da ultimo mese prima del 2009…
io gioco di anticipo tanto le pubblicità fighe faranno presto posto ai vari panettoni per balbuzienti (bba-bba-bba-bauli)
e ora qualcosa di completamente diverso
un po’ di romanticismo..
CAZZO!
quando il diritto è diverso dalla giustizia…
…occorre dire che la legge perde la sua forza e che è non solo legittimo, ma anche doveroso, discostarsene, criticare e disobbedire.
Quando si lede la dignità dell’uomo affermando gli uomini non sono tutti uguali, bisogna innescare logiche di resistenza nei confronti di un sistema politico-istituzionale perverso, che morbosamente si scanna sulle pulsioni sessuali del suo presidente del consiglio e passa sotto silenzio la volazione del diritto internazionale dei migranti.
Pressochè nessuno ha volto lo sguardo all’illegittimo rimpatrio di massa dei clandestini provenienti dalla Libia, senza previa identificazione e valutazione se esistevano le condizioni per il diritto di asilo. Sembrano poi esaurite le schermaglie sul pacchetto sicurezza che introducevano le note bestialità del reato di immigrazione clandestina e di obbligo di denuncia per i medici. Di recente è arrivato anche l’emendamento “presidi-spia”, che imponeva ai presidi di segnalare le situazioni irregolari degli alunni immigrati.
Molto preoccupante è la sottile parificazione tra clandestino e delinquente. Si tratta di un delitto di mera creazione legislativa, senza che abbia dietro un bene giuridico pregnante da difendere; è basato su una premessa opinabile (“se” il parlamento inserisce un reato di immigrazione clandestina), da cui deriva una conseguenza necessaria (“allora” tutti i clandestini sono rei).
Molto più preoccupante, tuttavia, è il clima culturale degli Italiani i quali, con una pilatesca attribuazione di responsabilità alla Lega o con un’alzatina di spalle, in fin dei conti non si dispiacciono più di tanto dell’adozione di un simile provvedimento che li fa sentire ancor più padroni a casa loro. Magari, a giustificazione di ciò, riecheggiano un concetto di cittadinanza basato sull’esclusione che ha la sua collocazione storica tra il Settecento e e l’Ottocento, ma che fa molto comodo riesumare anche nel 2000.
La civiltà di un popolo, al momento attuale, risiede nella sua capacità di affermare che gli uomini nascono uguali nei diritti. Tutti, nessuno escluso. I corollari di questa affermazione (che non è altro che il preambolo della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo) non possono essere ignorati, anche se sono destabilizzanti: fa molto comodo declamare dei bei principi, ma è molto più rognoso metterli in pratica!
In modo particolare, bisogna affermare a gran voce che NON HA PIU’ SENSO parlare di cittadinanza nella sua concezione escludente/esclusiva, nel momento in cui non si parla più di sudditi di un sovrano amico o nemico, ma di umanità; che NON E’ LECITO per uno Stato espellere il migrante dal proprio territorio nazionale, perchè ancor prima che migrante egli è persona, e ogni ingiusta disparità di trattamento tra persone viola le convenzioni internazionali e la Costituzione; che NON E’ LEGITTIMO sacrificare la dignità e la vita delle persone in nome della tenuta di un sistema statale; che NON E’ VERO che colui che è nato in un determinato territorio ha più diritto ad abitarlo e a sfruttarlo di uno che viene da fuori: si attribuisce ad un fatto casuale (la nascita) una portata assolutamente discriminatoria e contraria a qualsiasi senso di umanità.
Non siamo in una emergenza meno grave di quella del Ventennio, dove questi concetti erano tuttavia ostentati come essenza dello Stato ed esplicitati in simboli e monumenti. Qui il messaggio è passato in maniera molto più subdola, ovvero tramite il portafoglio. Si è creato uno stile di vita incompatibile con la salvaguardia dei diritti dell’uomo e solo l’idea di perdere qualcosa di quello che si ha fa pendere la bilancia per la tranquillità interna.
Occorre alzare la voce con scelte chiare di una nuova resistenza, di una nuova scelta a favore dell’uomo e non delle cose. Non è un problema di governo o di isitituzioni, ma di cervello della gente. Forza gente, c’è da lavorare!
Las Casas
inutile
Tutto ciò che è inutile è sempre rispettabile, per esempio la religione, i vestiti alla moda, la conoscenza della grammatica latina Henry Louis Mencken
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