6 ottobre 2009
dopo cinque eppivia (qualcuno potrebbe dire quattro più uno), è giunto il momento per elDievel di “scendere” da quei monti sui quali è salito anni e anni fa insieme a tre amici… con serenità e senza rancori, far su le proprie cose, salutare e togliere il disturbo scuotendo appena un po’ la polvere dai vestiti… lasciando lo spazio da altri, ad altro, al freddo.
tanti post, tante battaglie, tanti incontri e tanti ricordi di eppi baccagliati che rimarrano come “rumore” nel web, ma che, soprattutto, sono in me come istantanee di un tempo che è stato e che non tornerà… un po’ come un vecchio davanti alle foto ingiallite, felicemente triste per ciò che è stato rileggo i vecchi post, riavvolgo gli ultimi anni e guardo oltre.
forse è vero quello che mi è stato detto… meglio chiudere e preservare almeno il ricordo piuttosto che perseverare, lottare e rischiare di perdere anche quello.
in realtà, tutto potrebbe riassumersi in “strade quindi francia e meno male che c’è la rete del mono-sindacato che ci salverà tutti”, ma sarebbe troppo comprensibile, troppo intellegibile quindi facile… e a noi (lasciatemelo per un ultima volta), si sa, non va mai bene un cazzo.
per chiudere uno dei discorsi nati in questo eppivia, di una cosa sono e sarò sempre orgoglioso… sono orgoglioso di dioblog.
Sull’Eppivia

Ottobre. Domenica. Via Emilia. Prima vasca.
Maestro: La scelta del luogo di un Eppivia non è mai casuale. Si dovrà di sicuro ridurre al minimo il budget utilizzato per alloggio e spostamento. Anche il soldo per libare sarà oggetto di speculazione. Si massimizzerà così la possibilità del gozzoviglio.
Discepolo: Quindi la scelta dei luoghi sarà finita.
M: Si. Sarà però ripetibile. E in questo non vedi un vantaggio?
D: Non perdersi quando si è ubriachi?
M: No, conoscere già le parole più importanti. Cerveza e cardio-convercion.
Ottobre. Domenica. Via Emilia. Seconda vasca.
M: Ti è familiare la locuzione “In vino veritas”, mio caro fanciullo?
D: Hemmm… credo tu sia un po’ in anticipo sui tempi
M: Insomma, ci siamo capiti, non sfidare troppo l’autorità.
D: Chiedo venia. Sono comunque a conoscenza di ciò di cui parli. Mi chiedo infatti cosa aspettarsi dalla presenza di un astemio in un trittico di satiri ubriachi.
M: Esistono due condizioni possibili. Egli potrebbe agire da paciere, rischiando la fine di Penteo. Ovvero, si perderà in altri vizi.
D: Non mi stupirei se in questa circostanza la seconda ipotesi avesse più fondamento.
Ottobre. Domenica. Via Emilia. Terza vasca.
D: Maestro, ti sento preoccupato. Pensi forse che la frenesia estatica potrebbe sfociare in violenza e omicidio?
M: Si, alquanto. Come sai, manco di fiducia nel genere umano. A questo proposito, ti è familiare la vicenda del conte Ugolino della Gherardesca, caro discepolo?
D: Hemmm… credo tu sia un po’ in anticipo sui tempi.
M: Mi rattrista la tua indole refrattaria al riconoscimento dei ruoli.
D: … …
M: Ad ogni modo, dicevo. Per la legge del Contrappass…
D: Hemmm… credo tu sia un po’…
Il maestro fulmina il discepolo con un’occhiata.
D: Ok, Ok, ho capito.
M: Dicevo. Egli, colpevole di aver mangiato i propri figli, passò la sua eternità vittima del suo delitto.
D: Se così è, il carnefice si trasforma nella vittima, e la vittima in carnefice.
M: Ergo, i figli nel padre. E se i figli mangiano il padre, ed essi sono, come dicevamo, trasfigurati nel padre, allora lui è suo padre.
D: Chissà cosa penserebbe Freud di queste tue associazioni libere.
M: Freud? Sei un po’ in anticipo sui tempi, non pensi?
Ottobre. Domenica. Via Emilia. Quarta vasca.
D: Maestro, parlami ancora dell’Eppivia.
M: Nato da una costola dell’Eppi nel lontano 2006, si narra che durante il suo svolgimento siano accaduti numerosi eventi tragicamente inverosimili.
D: Ho sentito molto parlare di un cane. E di un autobus.
M: Credo che la tua condizione di fanciullo ti precluda la possibilità di saperne di più. Credimi, è meglio così.
D: Se non vuoi parlarmi del passato, almeno dimmi cosa credi accadrà questa volta.
M: La birra scorrerà, questo è certo. Fors’anche Sangria e Negroni.
D: Negroni? A Saragozza? Dici?
M: Non ti va mai bene un cazzo, eh!
D: Ti stupisci?
M: In effetti no.
D: Maestro, credo che questo scambio di battute non sia di prima mano.
M: Ripeto, non ti va mai bene un cazzo.
D: Torniamo nei ranghi.
M: Questo sarebbe compito mio, dirlo. Dicevo, la birra scorrerà. Speriamo non il sangue. Ma, parafrasando la Musa, almeno due di loro sono weapon of massive distruction, is not my fault, is how i am programmed to function.
D: … chi?
M: Chi ha orecchie per intendere, intenda, mio caro. E ora basta. Sono già le 18 e non ho ancora iniziato a bere.
La libertà
I poveri erano così affamati che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all’ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.
Per un po’ quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima.
Allora imbottigliarono la loro sete e la vendettero ai ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.
Ancora un po’ i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà.
Allora imbottigliarono la loro rabbia e vendettero ai ricchi anche quella.
I ricchi che si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po’ di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l’avevano mai provata. Così se la comprarono dai poveri che ce n’avevano tanta. I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore. Imbottigliarono la commozione e l’insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.
Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d’annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione. Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l’orgoglio dell’aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s’era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c’era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.
Dopo qualche generazione i poveri s’erano venduti tutto. Erano diventati così tanto poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e se la vendettero ai ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.
Quando i poveri restarono senza niente si armarono. E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzionenon è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza. Marciarono verso il palazzo. Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché erano armati, ma non avevano più né rabbia né fame, né orgoglio né sete, né disgusto né determinazione.
E senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.
Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C’era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s’erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera. La stapparono , ma non riuscirono a farci niente. Perché la libertà da sola non serve.
Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta.
La consegnò al popolo. E da quel momento i poveri furono liberi.
Liberi di succhiare mentine.
Troublemaker
E’ bello quando ci si sente adolescenti a 30 anni?
si / no / non so
cmq in questi giorni va così
I’m a troublemaker
Never been a faker
Doin’ things my own way
And never givin’ up.
I’m a troublemaker
Not a doubletaker
I don’t have the patience to keep it on the up.
o se preferite così:
What if I say I’m not like the others?
What if I say I’m not just another one of your plays?
You’re the pretender
What if I say I will never surrender?
…Peter Pan mi fa una pippa.
evviva il femminismo
sono la prova evidente che le tette non portano tutta questa gran fortuna
se a qualche ora dalla prima cena di lavoro un pomodoro cade dal panino e il primo ostacolo che incontra è il mio balcone con nuova camicetta di seta…sfoggiata per l’occasione….
mai così invidiate le prime scarse tendenti allo sterno più che all’esterno
maledette tette…
mi costerà la lavanderia oltre al carino epitopo di “pataccosa” sfoggiato dalla mia capa per l’occasione*.
* si dalla mia capa…che nessuno mi parli di solidarietà femminile per i prossimi 60 anni..
Sottili Inquietudini
Ieri sera, cinema estivo.
Afa, contatto con sconosciuti, zanzare e sedie di plastica.
Davanti a me, una coppia di coniugi sui 40, con un paio di figlie che avevano appena scoperto di essere femmine – sapete, quella fase in cui sembri una mezza vaccona per il trucco pesantissimo ed eccessivo e il vestito che gioca a scoprire quello che tu stessa stai scoprendo giorno per giorno – bene, due figliole esuberanti e un ragazzino imberbe, o cuginetto o fidanzatino di una delle due. Il padre fa il simpatico (“ehi io mi devo sedere di fianco a chi ha letto il libro per farmi spiegare ah ah ah”). le ragazzine che chiedono soldi per dolciumi e bevande, cercando di sminuire la presenza della coppia di anziani tagliandogli le battute e parlando tra loro. Il ragazzino stra-educato che ha una maschera da “figliolo” per i genitori e una da “spigliato” con le bimbe. Insomma l’idea ce l’avete.
E finchè non si sono spente le luci, è stato tutto un balletto, un recitare un ruolo che mi pareva di guardare una fiction. I genitori che fingono di non capire le frasi dei piccoli, i piccoli che cercano di fuorviare l’attenzione degli chaperon. Tutto sembrava finto.
Poi.
Una coppia di buzzurri, lui una specie di maiale insaccato dentro ad uno strato di untume, lei un facocero, ma riccio e biondo. Mi han parso avere tre neuroni cadauno. Lei si alza grugnendo al volume massimo “adesso vado in bagno e te non rompere i coglioni”. Si districa tra i seggiolini e arriva dopo un po’ di sbuffi e di sudore fino alla vastità del corridoio laterale. Il maiale a quel punto la chiama e sventola la cartaccia di un gelato. Lei ri sbuffando e ri-sudando torna indietro, prende la cartaccia e si avvia finalmente al cesso, dopo una sosta al cestino a smaltire il rifiuto del tenero amante. A volte il rapporto di coppia va decisamente oltre la mia comprensione.
Ancora.
Una coppia di amiche quarantenni che si accomoda qualche fila dopo di me. Fitte confidenze da donnette par loro. Appare una terza figura compatibile alle prime due (amica di secondo grado, suppongo) e, in piedi accanto alle due, inizia un serrato aggiornamento reciproco, in attesa che si abbassino le luci. Naturalezza e tranquillità di avere cose sufficienti per riempire il tempo che separa dall’inizio del film, certezza di non iniziare argomenti coinvolgenti che sarebbe spiacevole dover troncare di lì a poco.
Perchè a me tutto questo inquieta?
Mi inquietano comportamenti che prevedono l’interazione con altri, che paiono codificati e proni ad una consuetudine che non riesco a far mia. Atteggiamenti e azioni che mi paiono finte e che come un attore o – peggio – un esaminando, recito e compio sentendomi vuoto.
Ci sono tante cose che mi inquietano, ma gli “Altri” le battono tutte. E sì che non son poche:
Alice e le illustrazioni originali delle prime edizioni

Robert “BOB” Grey, per gli amici Pennywise

Il lungometraggio Le Voyage dans la lune del 1902:

quegli strani esseri a nome Ruotanti:

il racconto “La scena del Delitto”, scritto da quel bonaccione di Montague Rhodes JAMES:

l’umanità decerebrata di Black Hole Sun:

E questo (qualunque cosa sia):

meaning of life
Ed ecco il significato della vita. Beh non e’ niente di speciale. Siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione. Monty Python
Benvenuto nell'archivio di dioblog









