Dec01

scimmie e PIL

lasCasas 19:13 varie

Rubo agli amici di Nigrizia una bella storiella, scritta per raccontare l’attuale crisi finanziaria agli africani (ma non solo) che di economia non ne masticano molta.

Un giorno, uno sconosciuto arriva in un villaggio e annuncia agli abitanti che è pronto a comperare scimmie a 10 dollari l’una. Subito, quei paesani vanno in foresta e catturano scimmie a centinaia, a migliaia addirittura. Poco a poco, la popolazione dei primati si assottiglia e i cacciatori devono ridurre il ritmo.
Lo sconosciuto annuncia che, d’ora in poi, pagherà 15 dollari la scimmia. I paesani raddoppiano lo zelo, e così, ben presto, non si trova più una sola scimmia nella foresta. Allora, lo sconosciuto offre prima 20 e poi 50 dollari per animale, avvertendo, però, che deve assentarsi. Sarà il suo aiutante a comperare le loro prede. Questi riunisce la gente e indica le gabbie con le migliaia di scimmie che il padrone ha comperato. “Se le volete – dice – ve le cedo a 35 dollari l’una. Così, quando il mio padrone tornerà, potrete rivendergliele a 50”. Accecati dalla prospettiva dell’arricchimento facile, i paesani vendono i loro beni per riscattare le scimmie. Incassato il malloppo, l’assistente sparisce nella notte. Né lui né il padrone si vedranno più. Nel villaggio, solo scimmie che corrono all’impazzata.

Abbiamo avuto la prova del fallimento delle teorie mercantilistiche e liberiste che hanno governato gli ultimi 60 anni di economia globale (e purtroppo gli effetti li sentiremo sulla nostra pelle). Le conseguenze le pagheremo tutti, ma in questo colpo di coda del sistema qualcuno le pagherà più di altri.

Che non sia la volta buona che la smettiamo di intendere lo stato di salute dell’economia in esclusivi termini di PIL? Mi piacerebbe che cominciassimo a dare un po’ più credito alla teoria della decrescita felice, dove la ricchezza viene misurata sul pane che abbiamo sulla tavola e non sui soldi che ci servono per comprarlo; dove, pertanto, si calcolerebbe la crescita economica non con il parametro dei consumi, ma con quello dei beni. Come si sa, il modello dei consumi porta a conseguenze incredibili: andare in auto fa consumare benzina, e quindi fa crescere il PIL; rimanere imbottigliati o fare un incidente fa crescere il PIL ancora di più, visto che si consuma più benzina, si paga il carrozziere e il medico dell’ospedale lavora per curarci.

In un modello economico che identifica la ricchezza nei beni, e non nelle merci, si è ricchi per ciò che si ha, e non per quello che si può comprare. Diventerebbe pertanto inutile comprare ciò che si può produrre (perchè lo si pagherebbe di più). Non si è meno ricchi, circola solo meno ricchezza. Con la conseguenza, però, che le risorse sarebbero sfruttate molto meglio perchè utilizzate per quello che servono e non per essere offerte indiscriminatamente sul mercato. E magari ne avrebbero accesso, localmente, anche coloro che producono sottocosto beni per gli interessi (finanziari) altrui.

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